Oggi avrei voluto scrivere in merito ad una delle piaghe informatiche (o informative?) che attanagliano l’odierna civiltà occidentale.
In altre parole, avrei voluto parlare dei meccanismi in base ai quali molta gente crede a tutte le fesserie che ogni giorno vengono pubblicate su internet.
E anche del fatto che, nonostante oggi siamo tutti smartphone/tablet/hi-tech muniti non siamo diversi dalle nonne che chiacchierando con le vicine davano valore a varie affermazioni sottolineandole con la frase “l’ha detto la televisione”.
Il problema (di cui avrei voluto parlare) avrebbe dovuto vertere su come discriminare le fonti, su come la presenza di un’affermazione su un sito web non sia affatto garanzia di verità.
Avrei voluto spiegare che se scrivo su questa pagina “il pompelmo cura la calvizie” oppure “ecuadoriano ruba caramelle a un bambino e poi gli sputa in un occhio” questo non diventa vero solo perché è scritto in un blog e visibile da chiunque.
Nemmeno se cambiassi il titolo al sito, lo riempissi di pubblicità e lo chiamassi “il corriere di Socrate” oppure “cose che vi dico solo io”.
Nemmeno se pubblicassi una foto di un grande luminare con la mia affermazione scritta in calce.
Questo è ciò che avrei voluto scrivere.
Tuttavia ho deciso di non farlo.
Ho capito che non a tutti interessa capire come funzionano le cose, magari correndo il rischio di dover ammettere che non si era capito.
Va molto più di moda invece decidere quale è la verità a cui si vuole credere e trovare qualcuno che la supporti. Che sia un ricercatore indipendente, un medico radiato da qualche albo o semplicemente un osservatore di fondali di pinte di birra bravo a farsi pubblicità va bene lo stesso.
Questo l’argomento di cui avrei volute dire qualcosa ma di cui però non vi dico.
Oh rabbia, che ormai l’ho già detto.
Quello che scriverò, invece – e che ovviamente come scoprirete non ha nulla a che fare con quanto scritto fino ad ora – è una profonda perla di saggezza popolare che ho scoperto di condividere pienamente (già, ho capito anche che ormai non si usano più i discorsi e le argomentazioni, ormai l’espressione del proprio pensiero va avanti a frasi ad effetto e aforismi possibilmente copiati e incollati da altri):
A LAVARE LA TESTA ALL’ASINO SI PERDE IL TEMPO, L’ACQUA E IL SAPONE
mmmh… Non male…
Ma secondo me funziona meglio così:

a lavare la testa all’asino si perde il tempo, l’acqua e il sapone