…questo è il problema: se sia più nobile d’animo sopportare i commenti, lo spam e i dardi dell’iniqua rete, o prender l’armi contro un mare di problemi tecnici e lessicali e combattendo correggerli. Scrivere, commentare, nulla di più, e con un sonno dirsi che poniamo fine al post e alle infinite revisioni naturale retaggio dei pensieri, è soluzione da accogliere a computer spento […]

No, fermi, sto andando per verze (però suona bene no?).

Lasciamo perdere Amleto e torniamo a noi.

Questo titolo, a dire il vero, poco ha a che fare con Shakespeare, bensì, se proprio vogliamo trovare un collegamento, possiamo trovarlo con un certo Marc Augè.

Mi imbattei in questo autore qualche mese fa, mentre cercavo una definizione di nonluogo, termine incontrato a sua volta in una recensione del fantastico libro “Strade blu” di William Least Heat-Moon.

Ecco, secondo Marc Augè, il nonluogo è un luogo senza identità, senza relazione e senza storia.

Esempi di nonluoghi possono essere i supermercati, gli aereoporti, le stazioni, gli autogrill, le autostrade… Tutti luoghi relativi al transito (di persone e cose) e simili tra di loro, significativi solo per la loro funzione immediata. Tutti luoghi al cui interno i frequentatori perdono la loro vera identità per assumere quella di fruitore o visitatore generico, riconoscibile grazie al passaporto, alla tessera, al bancomat…

Mi direte: “quindi? stai dicendo che questo blog è senza identità, senza relazione e senza storia, significativo solo per la sua funzione immediata? Bello schifo di blog che è!”

Vi risponderò: “no, mi sto chiedendo se i blog in generale siano dei luoghi reali, di cui le relazioni sono parte integrante, oppure se siano dei nonluoghi, dove, per quanto le persone/utenti possano essere vicine, non saranno mai… insieme!”

P.S.: se volete approfondire la questione (dei nonluoghi, non del blog) senza leggervi il libro di Marc Augè, vi posso dire che la pagina di wikipedia mi pare abbastanza chiara (sicuramente più di questo post).